Shiatsu ed impermanenza: tecnica, presenza e non attaccamento

FORMAZIONE • PRESENZA • NON ATTACCAMENTO

Shiatsu ed impermanenza

Quando iniziamo la formazione come operatori Shiatsu, nella maggior parte dei casi diamo grande enfasi alla tecnica corporea: il modo di usare pollici, palmi, gomiti, ginocchia, il modo di carponare, di usare Hara e di entrare in contatto con il respiro.

Poi, con la pratica, comprendiamo che lo Shiatsu non resta una semplice tecnica: diventa una relazione da ki a ki, tra Tori e Uke, e chiede all’operatore un lavoro continuo su se stesso.

Shiatsu ed impermanenza
Shiatsu ed impermanenza

Dalla tecnica alla relazione

All’inizio lo studente lavora soprattutto sul proprio corpo. Impara a riconoscerlo, a usarlo diversamente, a non affidarsi soltanto alla mente. Questa fase può essere faticosa: ci si sente spaesati, non adeguati, talvolta perfino irrigiditi da un lavoro nuovo.

Con la pratica, molta pratica, lo studente comincia a elaborare una pressione più giusta e una strategia più aderente al ricevente, attraverso i meridiani, il rapporto tra kyo e jitsu e soprattutto la capacità personale di entrare in relazione.

Quando completai il mio primo corso di Shiatsu mi sentivo preparato a livello tecnico. Avevo studiato Medicina Tradizionale Cinese, gli insegnamenti del Sensei Masunaga, e avevo ricevuto dal mio Maestro una tecnica raffinata e ben strutturata.

Eppure dovetti accettare che tutto questo non bastava. Il trattamento che offrivo era influenzato dal mio stato energetico e mentale. Potevo eseguire una buona pressione, ma non sempre ero realmente presente nel contatto.

La tecnica non basta

Compresi che l’empatia non può essere trasmessa semplicemente con la tecnica. Va ricercata prima di tutto dentro di sé, nella propria centratura, nel proprio equilibrio interiore.

Per entrare davvero in contatto con l’altro, l’operatore deve incontrare se stesso. L’equilibrio non è uno stato fisso: è un processo che cambia continuamente e che va ritrovato in ogni istante.

Fare Shiatsu, per me, equivale a correre. Nella corsa c’è un gioco reciproco di forze tra muscoli principali e antagonisti che sostiene lo sforzo e permette il bilanciamento della postura.

Allo stesso modo, nello Shiatsu bisogna essere coordinati armonicamente con Corpo, Mente e Spirito. Non percepiamo semplicemente l’altro: percepiamo ciò che l’altro manifesta dentro di noi.

Shiatsu ed impermanenza

Empatia, centratura e lavoro su di sé

La parola impermanenza ha segnato profondamente il mio approccio allo Shiatsu. Ne compresi il valore durante un seminario intensivo di Vipassana presso il Centro Dhamma Atala, sull’Appennino Tosco-Emiliano.

Ogni cosa esistente è impermanente. Quando si comincia a osservare ciò con comprensione profonda e diretta esperienza, allora ci si mantiene distaccati dalla sofferenza.

Tutto cambia. Anche ciò che avviene durante un trattamento cambia continuamente: le sensazioni dell’operatore, le risposte di Uke, il contatto, il respiro, la qualità della pressione.

Ascolto

Durante la pressione statica, soprattutto nella fase di rilascio, l’operatore prova sensazioni piacevoli, spiacevoli o indefinite. Il punto è non reagire in modo automatico, non attaccarsi, non respingere, non interpretare troppo velocemente.

Quanto più l’operatore resta invischiato in processi mentali disturbanti, tanto più il ricevente può percepire un contatto meno libero e meno chiaro.

Relazione

La tecnica resta fondamentale, ma diventa uno strumento al servizio del lavoro energetico, della presenza e della relazione. Quando l’operatore riesce a creare spazio dentro di sé, lo Shiatsu può diventare Arte e non solo tecnica corporea.

Questa è la mia esperienza: lo Shiatsu non può prescindere da un percorso di attenzione interiore. Questa è la via.

Presenza

Se desideri approfondire questo tema attraverso lo Shiatsu, puoi prenotare un trattamento o un colloquio conoscitivo. Il lavoro viene sempre adattato alla persona, nel rispetto dei confini professionali dello Shiatsu e della normativa vigente.

Shiatsu ed impermanenza

Fare Shiatsu è come correre

Lo Shiatsu non è una sequenza meccanica. Esistono tecniche, posture, pressioni, percorsi e principi, ma tutto questo prende valore solo quando viene messo al servizio della relazione.

Nel trattamento non conta soltanto dove si preme. Conta come si sta, come si ascolta, come si entra in contatto e come si accompagna la persona senza invadere.

È qui che lo Shiatsu diventa una pratica profondamente educativa anche per l’operatore: insegna presenza, misura, attenzione.

Anicca: l’impermanenza

Dire che lo Shiatsu non è un massaggio non significa sminuire il massaggio. Significa riconoscere che sono pratiche diverse, con linguaggi diversi e finalità diverse.

Chi si avvicina allo Shiatsu dovrebbe sapere che non sta cercando solo rilassamento. Sta entrando in uno spazio in cui il corpo può essere ascoltato in modo più profondo, attraverso un lavoro rispettoso, graduale e non invasivo.

Nel mio lavoro lo Shiatsu è prima di tutto uno spazio di ascolto. Ogni trattamento nasce dall’incontro con la persona e dalla qualità della relazione che si costruisce durante la seduta.

Lo Shiatsu passa dal corpo, ma parla alla persona nella sua interezza.

Se vuoi approfondire questi temi, puoi continuare a seguire gli articoli oppure entrare in contatto per iniziare un percorso.

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